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Armi Nucleari Papa Francesco Le guerre dei presidenti americani, dal 1945 a oggi Guerre della Russia dopo il 1945
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2022
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febbraio
Nel mondo sono in atto oltre 360 conflitti e 22 guerre ad alta intensità, anche dimenticate, dettate dagli interessi legati alle armi, così come alle materie prime, come l'acqua, il petrolio o il gas, e se prevale la logica degli interessi, avverte Sacco, “le lobby delle armi vanno a nozze e i poveri pagheranno sempre più il conto”. Il prossimo 22 gennaio si celebrerà il primo anno dell’entrata in vigore del Trattato contro le armi nucleari, firmato da 50 Paesi, da quelli più piccoli, non dalle cosiddette superpotenze. Ma questo anniversario è però uno dei segni di speranza che, “anche se piccoli – conclude don Sacco – ci sono”.
Armi Nucleari
Il mondo sia libero dalle armi nucleari L'umanità ha bisogno di pace e cooperazione e occorre l'impegno di tutti. All'udienza generale è questo l'appello che il Papa rivolge a Stati e cittadini a pochi giorni dalla ratifica del Trattato per la proibizione degli armamenti atomici
Papa Francesco
Un mondo senza armi nucleari che lasci avanzare la pace. Torna a levarsi con forza la voce del Papa per il disarmo globale, sulla scia dei suoi predecessori, e a due giorni dall'entrata in vigore del Trattato approvato nel 2017, che rende illegali l’uso, la minaccia, il possesso e lo stazionamento delle armi atomiche. L'occasione è l'udienza generale di oggi. Francesco affronta l'argomento poco prima del saluto ai fedeli di lingua italiana: Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che vieta esplicitamente questi ordigni, il cui utilizzo ha un impatto indiscriminato: colpisce in breve tempo una grande quantità di persone e provoca danni all’ambiente di lunghissima durata. Potenza distruttiva, impatto dirompente quello del nucleare che lascia dietro di sè solo "ombra e silenzio", un "buco nero di distruzione e morte", come disse Francesco stesso nel discorso al Memoriale della Pace ad Hirohima il 24 novembre 2019 e come volle sottolineare fermandolo negli occhi di tutti con l’immagine tratta da una foto del 1945, distribuita a i giornalisti, che ritrae un bambino di 10 anni che trasporta sulle spalle il cadavere del fratellino rimasto ucciso dopo lo scoppio della bomba atomica a Nagasaki. Il forte incoraggiamento di Francesco a camminare insieme per costruire un futuro più giusto e soprattutto un futuro di pace, torna a risuonare oggi: Incoraggio vivamente tutti gli Stati e tutte le persone a lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un modo senza armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno. "Un crimine contro l'uomo e la sua dignità e contro ogni possibilità di futuro". Così il Papa ha più volte definito l'uso delle armi nucleari giudicandone immorale anche il solo possesso. Se "realmente vogliamo costruire una società più giusta e sicura" furono le sue parole nel cuore del Giappone ferito dalle bombe atomiche, "dobbiamo lasciare che le armi cadano dalle nostre mani".
Le guerre dei presidenti americani, dal 1945 a oggi
Harry Truman (1945-1953, Democratico) è stato l'uomo della Guerra di Corea. Dwight D. Eisenhower (1953-1961, Repubblicano) ereditò la Guerra di Corea e giunse all'armistizio ma impegnandosi nell'escalation della Guerra Fredda: aveva l'idea che gli americani dovessero essere più aggressivi nei confronti di Mosca. John Fitzgerlad Kennedy (1961-1963, Democratico) portò in pochi mesi i consiglieri militari statunitensi in Vietnam da qualche centinaio a 16.000 e, di fatto, fu l'iniziatore del conflitto che avrebbe segnato l'America per generazioni. Fu anche il presidente della Baia dei Porci, e cioè del tentativo, fallito, di invadere la Cuba di Fidel Castro. Lyndon Johnson (1963-1969, Democratico) fu colui che prese il posto di Kennedy e verrà ricordato per l'escalation della Guerra del Vietnam. Nel 1965, Johnson ordinò anche l'invasione della Repubblica Domenicana per rovesciare il governo socialista di Juan Bosch Gavino. Richard Nixon (1969-1974, Repubblicano) chiuse la guerra in Vietnam dopo un'escalation di bombardamenti a tappeto sulle città e le campagne del Nord e, segretamente, in Cambogia e Laos. Divenne, nonostante non lo avesse iniziato, il simbolo negativo di quel conflitto. Gerald Ford (1974 -1977, Repubblicano): in così poco tempo, il successore di Nixon non combatté tecnicamente alcuna guerra, anche se chiese al Congresso il permesso di farne una. Infatti, nonostante gli accordi di Pace di Parigi del 1973, nel dicembre del 1974, le colonne militari nord-vietnamite si diressero verso il Sud e il governo sud-vietnamita chiese aiuto agli Usa. Ford allora decise l'intervento ma Capitol Hill disse di no. Jimmy Carter (1977-1981, Democratico): quando l'unione sovietica invase l'Afghanistan mandò aiuti militari segreti ai mujaheddin afghani, attraverso i sauditi e i pachistani. Fu la sua guerra e l'embrione di quella che divenne la jihad di Osama Bin Laden contro gli Stati Uniti. Carter fallì anche il blitz militare per liberare gli ostaggi dell'ambasciata americana a Teheran. Ronald Reagan (1981-1989, Repubblicano), dopo aver chiuso la Guerra Fredda, fu protagonista di due azioni militari: l'invasione di Grenada nel 1983, decisa perché un regime filo marxista non si affiancasse a quello di cubano in quell'area; il bombardamento di Tripoli nel 1986 con l'obiettivo di colpire Gheddafi. George H. W. Bush (1989-1993, Repubblicano) combatté e vinse la prima guerra del Golfo, dopo l'invasione da parte di Saddam Hussein del Kuwait. Diede anche l'ordine di invadere Panama: nel dicembre del 1989, 24.000 soldati americani sbarcarono nel piccolo, ma importantissimo stato del Centroamerica per abbattere il dittatore Manuel Noriega. Bill Clinton (1993-2001, Democratico) inviò e poi ritirò le truppe americane dalla Somalia. Due anni dopo, ordinò i raid aerei contro i serbi di Bosnia per costringerli a trattare e, dopo gli accordi di Dayton, dispiegò una forza di pace nei Balcani.Nel 1998, in risposta agli attentati di Al Qaeda, per ritorsione fece bombardare obiettivi in Afghanistan e in Sudan. Un anno dopo, il teatro di guerra tornò ad essere i Balcani: gli Usa furono protagonisti della Guerra del Kosovo e della caduta di Milosevic. George W. Bush (2001-2009, Repubblicano) è il presidente delle due ultime guerre americane (a questo punto, "penultime") in grande stile: Afghanistan e Iraq come risposta all'attacco delle Torri Gemelle. Se la prima ebbe l'appoggio di quasi tutti gli americani, la seconda invece venne largamente contestata dall'opinione pubblica statunitense e mondiale. Barack Obama (2009-2017, Democratico) è da subito contrario all'invasione dell'Iraq, eletto per far tornare le truppe a casa da Bagdad e Kabul, e vincitore del Nobel per la Pace, oltre ai noti interventi in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan, ha bombardato anche lo Yemen, la Somalia e il Pakistan. Secondo alcuni analisti è stato il presidente americano che ha tenuto in guerra gli Stati Uniti per più tempo.
Con l'espressione conflitto di confine sino- sovietico si indicano una serie di scontri armati e diplomatici intercorsi senza formale dichiarazione di guerra tra Cina e Unione Sovietica tra marzo e settembre 1969 lungo in confine sino-sovietico. La guerra d'attrito (ebraico מלחמת ההתשה, Milhemet haHatashah; in arabo: حرب الاستنزاف‎, Ḥarb al- istinzāf) fu un conflitto limitato, combattuto fra Egitto e Israele dal 1967 al 1970. Fu avviato dall'Egitto nel tentativo di tornare in possesso della penisola del Sinai e del controllo pieno del canale di Suez, perduti entrambi a seguito della guerra dei sei giorni del 1967. La guerra finì con un accordo di cessate il fuoco firmato dai due Paesi nel 1970, con le frontiere al medesimo posto in cui esse si trovavano all'inizio del conflitto. La guerra in Afghanistan del 1979-1989, indicata anche come guerra sovietico-afghana, fu un conflitto intercorso tra il 24 dicembre 1979 e il 15 febbraio 1989 nel territorio dell'Afghanistan, e che vide contrapposte da un lato le forze armate della Repubblica Democratica dell'Afghanistan (RDA), sostenute da un massiccio contingente di truppe terrestri e aeree dell'Unione Sovietica, e dall'altro vari raggruppamenti di guerriglieri afghani collettivamente noti come mujaheddin, appoggiati materialmente e finanziariamente da un gran numero di nazioni estere; il conflitto viene considerato parte della guerra fredda nonché prima fase della più ampia guerra civile afghana. Il conflitto ebbe inizio con l'invasione del paese a opera delle forze dell'Armata Sovietica, intenzionate a deporre il presidente della RDA Hafizullah Amin per rimpiazzarlo con Babrak Karmal; l'intervento militare dell'URSS provocò una recrudescenza della guerriglia afghana contro il regime della RDA, già da tempo molto estesa nel paese: i combattenti mujaheddin, divisi in più schieramenti e partiti che mai nel corso del conflitto ebbero una guida unitaria, intrapresero quindi una lunga campagna di guerriglia a danno delle forze sovietico-afghane, spalleggiati in questo senso dagli armamenti, dai rifornimenti e dall'appoggio logistico fornito loro (in modo non ufficiale) da paesi come gli Stati Uniti, il Pakistan, l'Iran, l'Arabia Saudita, la Cina e il Regno Unito. Dopo più di nove anni di guerra, che provocarono vaste distruzioni all'Afghanistan nonché ampie perdite di vite civili, l'intervento sovietico nel conflitto ebbe termine con una ritirata generale delle proprie truppe conclusa il 15 febbraio 1989, dopo la firma degli accordi di Ginevra tra RDA e Pakistan; gli scontri tra mujaheddin e truppe governative proseguirono nell'ambito della guerra civile afghana, fino alla caduta del governo della RDA nell'aprile del 1992. Viene definito da alcuni storici come il "Vietnam sovietico", tracciando un parallelo con la guerra del Vietnam intrapresa dagli Stati Uniti
Guerre della Russia dopo il 1945
no more war - больше нет войны